Quale ruolo per Moretti a Texas Tech?

Optando per Texas Tech, il Moro ha scelto una strada interessante ma non priva d’incognite. Una panoramica sul suo inserimento nella squadra di coach Beard.

Davide Moretti ha deciso lo scorso 10 giugno di lanciarsi nell’avventura NCAA legandosi a Texas Tech, squadra d’una conference molto importante (la Big 12) in cui però raramente è riuscita a figurare fra le sue protagoniste negli ultimi dieci anni, ovvero dall’ultima stagione con Bob Knight al timone. L’arrivo di Chris Beard (allievo di Knight proprio a TTU) nella scorsa annata ha però portato una ventata d’aria fresca nell’ambiente e ravvivato le speranze dei fan, specialmente ora alla luce degli intensi sforzi profusi dallo staff tecnico nel reclutare nuovi giocatori (per la prima volta in tanti anni si è assistito all’arrivo di diversi 4-star prospects, tra cui appunto Moretti).

Tutte e quattro le opzioni vagliate dal Moro sembravano proiettare spazi a disposizione, seppur in misura variabile – certamente da protagonista con Utah, probabilmente più in secondo piano, nell’immediato, con Indiana e UConn. Benché ancora priva di solidi riscontri sul campo, la visione che Beard ha per il suo programma deve aver influito sulla decisione dell’ormai ex Treviso, oltre naturalmente a presumibili garanzie sul suo impiego. Andiamo dunque ad analizzare il contesto – magmatico e aperto alle possibilità – nel quale Moretti si calerà a partire dalla prossima stagione.

IL PRIMO ANNO DELL’ERA BEARD L’annata 2016/17 non ha avuto molto di memorabile per la squadra della piccola Lubbock: 18 vittorie e 14 sconfitte in totale, 6-12 nella Big 12 (terzultimo posto), eliminazione immediata nel torneo di conference e nessuna post-season da giocare. Pochi gli acuti meritevoli di nota: dopo una non-conference season colma di vittorie arrivate perlopiù contro avversari di rango più basso – Auburn (#82 a fine anno nel ranking di Ken Pomeroy) e Richmond (#92) le due migliori squadre affrontate, perdendo coi primi e vincendo un po’ a fatica sul campo dei secondi – i Red Raiders hanno vissuto le proprie giornate più liete a inizio gennaio con due vittorie di misura su West Virginia e Kansas State e a metà febbraio contro Baylor. A fare da pesante contraltare, ben cinque sconfitte nella Big 12 patite con due o meno possessi di scarto: tutte “L” che, combinate con la debolezza della propria non-con schedule, hanno determinato l’esclusione dei texani non solo dal tabellone del Torneo NCAA, ma anche da quello del NIT.

CHI PARTE, CHI RESTA E CHI ARRIVA Il roster conterà l’uscita di ben sette giocatori – sei giunti al termine del proprio quadriennio e un transfer – fra cui i 5/9 della rotazione: le guardie Devon Thomas e Shadell Millinghaus, i lunghi Anthony Livingston, Aaron Ross e Matthew Temple. I senior della passata stagione non avevano brillato particolarmente (appena 25.1 punti dai quattro in rotazione in una squadra da 73.3 a partita) e le buone notizie per coach Beard risiedono dunque nella permanenza dei due attori principali della scorsa annata, giunti entrambi all’ultimo anno di college: il play-guardia Keenan Evans (15.4 punti e 3.0 assist di media) e l’ala grande Zach Smith (12.1 punti e 7.2 rimbalzi).

Smith – che aveva iscritto il proprio nome al Draft prima di ritirarsene a fine maggio – è un lungo di notevoli versatilità (in entrambe le metà campo) e atletismo. Sarà ancora una volta il faro di un frontcourt dove stavolta potrà contare sul contributo sotto i tabelloni dei senior Norense Odiase (out per infortunio l’anno scorso) e Tommy Hamilton (fermo nella stagione passata dopo essersi trasferito da DePaul). Oltre a loro, tre freshmen: Zhaire Smith, Daniel MadigMalik Ondigo, i quali andranno ad occupare rispettivamente gli spot 3, 4 e 5. Di questo trio, l’australiano-sudanese Madig è l’elemento più intrigante: un 2.06 agile, esplosivo, dalle lunghe braccia e dotato di jumper anche dalla distanza.

Gli arrivi in rapida successione di Moretti e di Deshawn Coprew (eleggibile solo dal 2018) hanno portato il numero di scholarship per la prossima stagione a 14, una in più del massimo consentito. Coach Beard dovrà dunque operare un taglio nel reparto esterni: i due candidati a salutare Lubbock sono Niem Stevenson (8.6 punti in 21.7 minuti nella stagione passata) e Brandone Francis (fermo lo scorso anno per via delle regole sui trasferimenti da un college all’altro). Oltre al già citato Evans, il settore guardie sarà animato dal freshman Jarrett Culver e da due arrivi da junior college, Joshua Webster (play) e Hyron Edwards (combo guard).

L’INSERIMENTO DI MORETTI • Con così tante novità nel roster – e quindi chimica e gerarchie da (ri)delineare completamente – e con la situazione tutta da definire in merito alla rinuncia a uno fra Stevenson e Francis, sarebbe azzardato fare ipotesi adesso sul minutaggio del Moro, anche se nulla vieta di pensare che possa essere molto significativo. Conosciamo però le idee-guida della pallacanestro di coach Beard e alcune delle virtù dei futuri compagni di squadra dell’ex Treviso, il che ci può far immaginare a grandi linee il contesto in cui potremmo vedere Moretti.

La Texas Tech di Beard gioca secondi i principi della motion offense, uno stile che in linea di massima vuole un largo uso di blocchi lontano dalla palla e tagli nella ricerca della conclusione migliore, che implica un ampio coinvolgimento di tutti gli interpreti in campo facendo affidamento sulle loro capacità di leggere la difesa e di prendere decisioni in base ai suoi aggiustamenti: uno stile estremamente flessibile, cucito su misura per i giocatori che la mettono in campo e, per questo motivo, declinabile in svariati tipi di assetti.

Diversi sono gli incastri possibili come backcourt duo che coinvolgerebbero Moretti sia come ball handler primario che secondario – per quanto lo stile dei Red Raiders tenda a mitigare questo genere di distinzioni – in un contesto dove sia lui che Evans, Edwards e Culver sono capaci di ricoprire due ruoli. Evans sarà il leader del pacchetto esterni e, insieme a Zach Smith, il maggior candidato a ricoprire (ancora una volta) un impiego pari o superiore ai 30 minuti a partita. È un realizzatore prima che un passatore ma che, grazie alla sua capacità di attaccare il canestro dal palleggio, potrebbe aprire spazi interessanti per Moretti dalla linea dei tre punti.

L’essere imbeccato dall’arco non dovrebbe essere un problema soprattutto con Webster, unico esterno del roster che sembra avere i crismi da pass-first guard e – come sottolineato da Staking the Plains – abituato al junior college nel fornire palloni (7 assist di media) a un efficace spot up shooter come Jordan Brangers, futuro giocatore di Western Kentucky.

Proprio le conclusioni dall’arco saranno una risorsa centrale che l’italiano potrà e dovrà aggiungere. Nella passata stagione, i Red Raiders avevano tirato con un discreto 36.7% ma con relativamente pochi tentativi e un numero di conclusioni segnate che li poneva al terzultimo posto della Big 12. Vista la perdita di Livingston (39.9%, giocatore del roster che tirava più spesso dall’arco), un eventuale cambio di tendenza non potrà dipendere però solo da Moretti ma anche dagli altri esterni in arrivo: durante l’ultimo anno di junior college, Edwards ha tirato col 36% da tre, Webster soltanto col 31%.

L’interrogativo maggiore legato all’impatto di Moretti nelle due metà campo è legato all’abilità nel fronteggiare un livello fisico e atletico da high major, sensibilmente più alto rispetto a quello della Serie A2. Fisico e atletismo nella norma per il ruolo, il Moro ha dimostrato buonissime capacità nell’attirare e assorbire i contatti che però saranno da ri-verificare completamente nella Big 12.

C’è infine un aspetto probabilmente sottovalutato ma che ci pare importante, ovvero il suo gioco off the ball. Come già detto nel nostro ultimo focus, Moretti ha dimostrato una capacità crescente – per quanto non ancora preminente nel suo bagaglio – di saper leggere e sfruttare gli spazi in attacco lontano dal pallone. La circolazione di palla insistita e l’uso di tagli e blocchi lontano dalla palla di Texas Tech non solo necessitano d’un plus simile, ma possono contribuire a sviluppare ulteriormente questa sua capacità. Il Moro visto a Treviso sfruttava principalmente tagli che lo mettevano in condizione di ricevere in prossimità del canestro. Non molto frequenti, invece, i movimenti in uscita dai blocchi per una ricezione sulla linea da tre: un qualcosa che sembra nelle sua corde ma che dovrà farsi abitudine visto che Beard potrebbe far spesso uso di down screen.

 

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