NCAA, un bilancio di fine stagione

L’annata memorabile di Moretti, il traguardo storico di Badocchi e altro ancora: tiriamo le somme di una gran stagione per i nostri azzurri gettando anche uno sguardo all’anno prossimo.

Davide Moretti – Una stagione memorabile, fatta di progressi individuali enormi e di traguardi di squadra importanti. Mai avevamo visto un italiano ritagliarsi un ruolo del genere ai più alti livelli della pallacanestro universitaria. Texas Tech ha sorpreso tutti mettendo su una squadra capace di porre fine al regno di Kansas nella Big 12 e di spingersi a un passo dal titolo nazionale. Buona parte del merito va proprio a Moretti, la cui incredibile efficienza offensiva (10° miglior giocatore in assoluto per True Shooting e 5° per percentuali ai liberi) è andata di pari passo con una difesa sempre più convincente. Con Chris Beard alla guida, i Red Raiders promettono di essere molto pericolosi anche l’anno prossimo, per quanto ci sono di nuovo molti cambiamenti nel roster all’orizzonte. La leadership interna di Moretti sembra destinata a crescere ulteriormente e la sua nuova sfida personale consisterà nell’imporsi nuovamente ad alti livelli pur dovendo stare sempre più al centro delle attenzioni difensive degli avversari.

Francesco Badocchi – Dopo un esordio stagionale ritardato per motivi di salute, lo si è visto poco in campo quest’anno ma entra comunque nella storia come primo italiano campione NCAA. L’assetto di Virginia per la prossima stagione è tutto da scoprire ma il milanese ha una chance di calarsi nelle rotazioni.

Gabriele Stefanini – Al suo secondo anno, il bolognese ha dimostrato di poter essere uno dei migliori giocatori della sua conference (infatti è stato inserito nel secondo quintetto della Ivy League). Combo guard dal repertorio ampio e perfettamente capace d’interpretare sia un ruolo di scorer (sette partite con almeno 20 punti segnati tra cui un career-high da 33 punti) che di regista (due gare con assist in doppia cifra), Stefanini appare in grado di poter crescere ulteriormente e di condividere la leadership del gruppo col rientrante Mike Smith. Per la sua Columbia però sarà molto difficile riguadagnare terreno in una Ivy che di anno in anno diventa sempre più competitiva ai suoi vertici.

Alessandro Lever – Confrontando le statistiche dell’anno da freshman con quelle da sophomore, si direbbe che Lever abbia avuto una stagione dello stesso tipo. In realtà l’andamento dell’annata del bolzanino è stato diverso. Al netto di alcuni dettagli migliorati nel suo gioco, Lever ha vissuto alcuni alti e bassi lungo la stagione: nel complesso il suo impatto è stato simile ma, date le premesse e le attese iniziali, ci si poteva forse aspettare qualcosa di più, anche e soprattutto dalla sua squadra. Grand Canyon infatti non è riuscita nemmeno stavolta a incarnare il ruolo di antagonista di New Mexico State, rimanendo sempre un passo o due dietro agli Aggies. L’anno prossimo le cose non saranno di certo più semplici e Lever sarà insieme a Carlos Johnson il giocatore maggiormente chiamato a guidare una scalata dei Lopes verso la tanto agognata prima partecipazione al Torneo NCAA.

Mattia Da Campo – Inchiodato in panchina nei primi due mesi di stagione, l’ex Stella Azzurra ha guadagnato spazio nelle rotazioni a causa dei molti infortuni patiti da Seattle, rivelandosi prezioso abbastanza da mantenere un impiego da titolare anche quando la squadra è tornata al completo (35.5 minuti di media nelle ultime 13 partite). Aggressività, impatto e sicurezza nei propri mezzi sono andati in crescendo e ci pare difficile che coach Hayford tornerà a farlo sedere in panchina l’anno prossimo.

Giovanni De Nicolao – Al timone di UTSA dal primo all’ultimo giorno, il più giovane dei fratelli De Nicolao non è riuscito a esaudire il proprio sogno di partecipare almeno una volta alla March Madness, benché la sua squadra avesse in teoria i mezzi per fare strada al torneo di conference. È virtualmente certo che lo rivedremo in Italia nella prossima stagione, avendo annunciato da tempo di voler iniziare la carriera professionistica al termine del suo anno da junior.

Pierfrancesco Oliva – Un giocatore che avrà sicuramente un bel debito da riscuotere con la sfortuna. La stagione di Oliva è stata interrotta da un infortunio grave a metà gennaio. È un classe ’96, proprio come De Nicolao, e avendo già scontato un anno da redshirt (oltre ad avere una lunga riabilitazione da completare) ci sembra anche lui proiettato verso il terminare la propria esperienza al college in anticipo rispetto all’esaurimento della propria eleggibilità.

Guglielmo Caruso – Dopo qualche fisiologico balbettio iniziale, la stagione da debuttante è finita in maniera convincente, conquistando un posto da starter e mettendo su cifre buonissime durante l’ultimo mese, mostrando anche un gioco offensivo più variegato rispetto alle prime settimane. Era e resta uno dei migliori giovani italiani e il suo percorso di crescita è fra quelli da tenere maggiormente d’occhio fra quelli degli azzurri del college basketball.

Michael Anumba – Titolare dal primo all’ultimo giorno da freshman, cosa che non accade proprio spessissimo a Winthrop. L’ex Reggiana ha dimostrato di sapersi far valere in difesa ma dovrà evolvere ulteriormente nella metà campo offensiva, in primis mettendo su un tiro da tre più preciso e continuo. La fiducia di coach Kelsey non sembra mancare affatto e il suo secondo anno potrebbe essere quello del “botto”.

Ethan Esposito – Un’ottima stagione d’esordio anche al netto di un periodo di evidente appannamento a cavallo fra dicembre e gennaio. Il suo contributo a rimbalzo, accompagnato da un buon scoring punch dalla panca, è stato notevole in entrambe le metà campo. Verosimile vedere qualcosa di più da lui l’anno prossimo sia in termini di minuti che di varietà di cose che gli sarà richiesto di fare in campo.

Federico Poser – Una stagione di apprendistato e con diversi acuti in mezzo a un’annata tutt’altro che esaltante per la sua squadra. Da vedere se potranno esserci variazione sul suo utilizzo ora che Elon aprirà un nuovo capitolo con Mike Schrange al timone.

Pietro Agostini – Un anno da matricola con un impiego troppo basso per poter dimostrare qualcosa. Dopo un’altra stagione colma di sconfitte, Kennesaw State ha voltato pagina assumendo Amir Abdur-Rahim come nuovo coach. Vedremo quali saranno le sue idee circa l’utilizzo del triestino.

© photo: @TexasTechMBB