Guida agli italiani in NCAA 2019-20

Nico Mannion, Davide Moretti e molti altri: le prospettive individuali e di squadra dei tanti italiani impegnati in NCAA.

La stagione del college basketball è alle porte (le prime gare sono in programma per martedì 5 novembre): è tempo dunque di presentare l’annata che attende i tanti azzurri sparsi per gli Stati Uniti attraverso la nostra consueta graduatoria.

Il senso ultimo di questo ranking è d’indicare chi, fra i nostri connazionali, abbia più possibilità di disputare una stagione degna di nota per prestazioni individuali e risultati di squadra. Per questo motivo, sono posti sullo stesso piano il valore del giocatore, il fit nelle rispettive formazioni e il contesto nel quale sono calati. Il tutto è riassunto graficamente con un punteggio da 1 a 5, in riferimento alle seguenti voci:

  • Giocatore – Il valore attuale (con un occhio a quello potenziale) del singolo. Il modo in cui le stellette sono assegnate è ispirato a quello tipicamente adottato negli USA per i ranking dei prospetti in uscita dalle high school.
  • Impatto – Non solo il tipo di minutaggio previsto ma anche il tipo di apporto che si prefigura, dove sia va dall’1 per un giocatore ai margini delle rotazioni fino al 5 di un potenziale All-American.
  • Contesto – Il valore dei roster di cui fa parte senza tralasciare, in seconda battuta, quello del coaching staff e il livello della conference cui appartiene. Si va dall’1 per le squadre di fascia più bassa sul totale delle 353 che compongono la Division I fino al 5 per quelle che valgono le piazze più alte della Top 25.
# Giocatore Anno Squadra Conference GIO IMP CON TOT
1 Niccolò MANNION Fr. Arizona Pac-12 5.0 5.0 4.5 14.5
2 Davide MORETTI Jr. Texas Tech Big 12 4.5 4.5 5.0 14.0
3 Tomas WOLDETENSAE Jr. Virginia ACC 4.0 3.5 5.0 12.5
4 Alessandro LEVER Jr. Grand Canyon WAC 4.0 4.0 3.5 11.5
5 Micheal ANUMBA So. Winthrop Big South 3.5 4.0 2.5 10.0
6 Guglielmo CARUSO So. Santa Clara West Coast 3.5 3.5 3.0 10.0
7 Mattia DA CAMPO Sr. Seattle WAC 3.0 3.5 3.0 9.5
8 Mattia ACUNZO Fr. Toledo MAC 3.0 3.0 3.5 9.5
9 Erik CZUMBEL Fr. UTSA C-USA 3.0 3.0 3.5 9.5
10 Ethan ESPOSITO Jr. Sacramento State Big Sky 3.0 3.5 2.0 8.5
11 Thomas BINELLI Jr. Eastern Michigan MAC 3.0 3.0 2.5 8.5
12 Federico POSER So. Elon Colonial 2.0 3.0 1.0 6.0
13 Pietro AGOSTINI So. Kennesaw State A-Sun 2.0 2.5 1.5 6.0

1. Niccolò MANNION

PG · 191 cm · Freshman · ARIZONA

Tanti riflettori addosso e i destini di Arizona nelle sue mani: Nico Mannion è una delle matricole che desta più curiosità e sembra proprio avere i numeri necessari per essere una delle maggiori attrazioni NCAA di quest’anno.

Il suo mix di QI, visione di gioco e abilità realizzative è proprio ciò che fa al caso di coach Sean Miller, che conta innanzitutto su di lui per risollevare i Wildcats da una delle peggiori annate mai viste a Tucson (record 17-15 con 10 sconfitte nelle ultime 13 partite, oltre all’ombra proiettata sul programma dalle indagini FBI).

Mannion va a nozze coi ritmi alti (che in genere non sono la prima opzione di Arizona, benché la presenza di Josh Green possa rimescolare un po’ di carte) ma anche contro la difesa schierata dimostra di essere estremamente a proprio agio come ball handler principale. Le doti di scorer sono da sempre quelle che gli attirano le maggiori lodi ma la capacità di creare per gli altri non è inferiore: proprio quest’ultima riveste un’importanza cruciale in una squadra che ha gran bisogno di trovare un trait d’union offensivo.

Dal pick and roll mostra disinvoltura nel servire il rollante (l’intesa con Chase Jeter è uno dei temi da seguire) ma può anche liberare un jumper cresciuto molto nel tempo sia per efficienza che per range. Paragonato ad altri pari ruolo del suo rango, non ha forza fisica o elevazione sopra la media: in compenso, può esplodere in verticale come pochi. Fin qui si è distinto per il modo in cui attacca il ferro fra cambi di direzione e abilità nel coordinarsi. Ora il tutto sarà da rivalutare in un contesto dalla fisicità ben diversa rispetto a quella riscontrata in high school.

La Pac-12 di quest’anno dovrebbe tornare a proporre una vetta competitiva (Oregon, Washington, Colorado) e Arizona può dire la sua. Questa versione dei Wildcats sarà molto diversa rispetto all’ultima vista, anche per cause di forza maggiore (come l’infortunio di Brandon Williams). Miller ha ora una certa varietà di pedine da disporre sullo scacchiere. Pedine che dovrebbero consentirgli di tornare ai livelli d’efficienza difensiva degli anni passati (anche qui Mannion può dare una mano) e di modulare quintetti con caratteristiche piuttosto diverse. Nico e il suo amico Green sono però destinati a essere due punti di riferimento costanti.


2. Davide MORETTI

PG · 188 cm · Junior · TEXAS TECH

Nessun italiano con un ruolo da protagonista nella NCAA si è mai spinto lontano quanto Davide Moretti nella stagione passata, sia per risultati di squadra che per crescita individuale. La sua Texas Tech ha fatto carta straccia dei pronostici, prima mettendo fine a una striscia di 14 titoli di regular season di Kansas nella Big 12 e poi conducendo un percorso esaltante nella March Madness che l’ha vista arrivare a un passo dal titolo nazionale.

Moretti si è imposto come una delle guardie emergenti nelle high-major: il backcourt formato con Culver e Mooney era un mostro a tre teste in cui quella del Moro si distingueva per un’efficienza offensiva rara. Non a caso, ha chiuso la stagione in Top 30 in varie voci statistiche: Off. Rating (127.5, 29°), True Shooting (68.7%, 10°), tiri liberi (92.4%, 5°) e da tre (45.9%, 26°). Il tutto andando in doppia cifra realizzativa 23 volte su 26 gare giocate nella seconda metà di stagione.

Texas Tech però significa soprattutto difesa ed è qui che l’azzurro ha compiuto i progressi più significativi. Quello che era un suo storico punto debole è oggi un ambito in cui fa la differenza. Come ci è riuscito? Abbinando un lavoro mirato per aumentare forza nelle gambe e rapidità allo studio del gioco, di esempi che lo aiutassero nel migliorare la sua tenuta nella difesa sulla palla.

Anche stavolta, Chris Beard dovrà gestire una ricostruzione pesante. Moretti e Kyler Edwards sono gli unici “superstiti” e formeranno il backcourt titolare con Jahmius Ramsey, matricola che può diventare materiale da lottery in un paio di stagioni. La protezione del ferro data da Tariq Owens (incredibilmente importante l’anno scorso) non potrà essere replicata da un solo interprete, ma la coppia di transfer composta da Chris Clarke e TJ Holyfield darà vita a un frontcourt perlomeno più versatile. Il resto? Una panchina di soli debuttanti.

Il Moro, insomma, non sarà più uno dei leader, bensì il leader principale dei Red Raiders. Ciò richiederà un’ulteriore trasformazione sul piano tecnico (caricarsi la squadra sulle spalle, alzare il volume del contributo offensivo senza perdere troppo in efficienza), ma non solo. Come e più dello scorso anno, ci vorrà del tempo prima di vedere il vero volto di Texas Tech e Moretti è chiamato ad aiutare attivamente coach Beard, dando l’esempio in allenamento e in campo. Per rilanciare la sfida a Kansas, non si può prescindere da lui.


3. Tomas WOLDETENSAE

SG · 196 cm · Junior · VIRGINIA

Entrato in Division I dalla porta di servizio ma accomodandosi in uno dei salotti migliori. Tomas Woldetensae aveva dovuto rinviare il suo appuntamento con la NCAA due anni fa, quando il suo approdo a Kansas City era saltato per questioni di eleggibilità. Il biennio JUCO a Indian Hills ha però formato un giocatore pronto a confrontarsi con la pallacanestro migliore che si possa trovare in D-I.

L’ex BSL San Lazzaro proviene da una gran stagione da sophomore (17.3 punti, 2.5 assist, inserimento nel NJCAA First Team) nella quale ha messo in mostra un tiro da tre straordinario (47.6% l’anno scorso su ben 7.5 tentativi a partita), a cui non manca davvero nulla – range, efficienza, varietà di soluzioni.

Proprio questo aspetto gli ha spalancato le porte di Virginia. I campioni NCAA in carica hanno infatti perso i due attori principali del backcourt (Guy e Jerome) e un’ala (Hunter) con ottime percentuali da piazzato sull’arco. In un sol colpo, Tony Bennett si è ritrovato senza cecchini e ha dunque visto in Woldetensae qualcuno che potesse ovviare almeno in parte al problema.

Pur costretta a rifondare, UVA dovrebbe rimanere in alto nella ACC: sulla carta è fra le formazioni di punta della conference con Duke, North Carolina e Louisville.

Le rotazioni saranno corte ma il bolognese possiede una combinazione di qualità tecniche (istinti offensivi ottimi, playmaking discreto) e fisiche (taglia buonissima per il ruolo, braccia molto lunghe) che può renderlo una sorta di jolly fra le guardie. Poi c’è il capitolo difesa: è l’ambito in cui Wolde deve lavorare maggiormente, specie dovendo seguire i dettami particolari della Pack Line Defense, pietra angolare del basket di Bennett. Insomma, il suo tiro dovrebbe garantirgli parecchi minuti, ma forse più da sesto uomo che da starter. Kihei Clark e Braxton Key sono infatti intoccabili come titolari negli spot 1 e 3, mentre il freshman Casey Morsell, benché inesperto, sembra favorito per essere la SG titolare, viste le sue attitudini da two-way player.


4. Alessandro LEVER

PF · 208 cm · Junior · GRAND CANYON

C’era molta attesa attorno ad Alessandro Lever dopo un’annata d’esordio coi fiocchi. I numeri della scorsa stagione sono stati simili a quelli della precedente (12.5 punti, 4.3 rimbalzi, 1.4 assist in 25.6 minuti) ma le difficoltà in campo sono state visibili e hanno determinato un rendimento discontinuo: “[Lever] pensa – e credo sia il pensiero di tutti – di aver avuto un anno negativo. L’ha presa a cuore. Ha davvero reagito quest’estate, ha perso peso e ha lavorato tanto sul suo gioco. Mi aspetto che faccia una stagione mostruosa”, ha detto coach Dan Majerle.

Il bolzanino ha perso quasi 10 chili durante l’offseason e ciò dovrebbe aiutarlo a limare in parte i suoi limiti sul piano atletico ed essere quindi un giocatore più dinamico. Una trasformazione più che mai auspicabile, dato che il roster di GCU è stato composto con idee diverse rispetto a prima: ci sono meno centimetri e chili nel frontcourt ma c’è anche più talento fra i molti esterni a disposizione.

Non essendoci più Michael Finke accanto a lui, Lever tornerà ad occupare più stabilmente lo spot di 5. Ragion di più per augurarsi che il suo contributo a rimbalzo cresca (indipendentemente dall’aiuto che potrà ricevere in questo senso da Oscar Frayer e Carlos Johnson) e si attesti su livelli superiori rispetto al passato recente (10° nella WAC per DR% al primo anno, 21° nel secondo).

Ciò che invece dovrà rimanere invariata, è la capacità di aprire spazi grazie al suo tiro da tre (è passato dal 32.1% del primo anno al 35.4% del secondo, oltretutto con più tentativi a partita). La speranza è che l’essere più performante sul piano fisico lo aiuti ad avere più fiducia nelle diverse opzioni a disposizione, compiendo quindi scelte migliori. Lever ha messo su un interessante one-legged jumper “alla Nowitzki”, soluzione di cui però ci pare che abbia un po’ abusato in certe situazioni e che sembra una concausa del netto abbassamento delle sue percentuali dalla media, passate dal 47.9% al 34.7% (dati Hoop-Math).

Tornando alla squadra, i Lopes aspettano ancora di sapere se potranno schierare la point guard Jaylen Fisher, transfer da TCU: la sua eleggibilità immediata sarebbe un vero game changer. Il reparto guardie è comunque pieno di novità interessanti, con un tasso di talento non comunissimo per una mid-major. Nella WAC c’è però sempre l’ostacolo New Mexico State, travolgente nella scorsa stagione e altrettanto competitiva in questa.


5. Micheal ANUMBA

SG · 193 cm · Sophomore · WINTHROP

Micheal Anumba proviene da un anno da matricola certamente solido. I suoi numeri dicono il giusto (6.9 punti, 3.8 rimbalzi, 1.6 assist in 23.6 minuti) visto che la parte migliore del suo contributo è stata prodotta in difesa. Grazie a fisico tosto, gambe potenti e braccia lunghe, è capace di difendere con efficacia rara dall’1 al 4, oltre a dare una buona mano a rimbalzo (sotto entrambi i tabelloni), cosa gradita in una Winthrop tradizionalmente votata al contropiede.

Giocatore maturo, dal QI alto, è ottimo nell’attaccare il ferro, non solo in campo aperto. Lo step più urgente da compiere è quello relativo al range di tiro (28.8% da tre l’anno scorso), aspetto sul quale Anumba si è concentrato molto durante l’offseason e che, se dovesse dare frutti concreti, potrebbe renderlo una delle migliori guardie della sua conference.

Il suo peso in squadra – già consistente grazie alla sua difesa – sembra destinato a crescere ulteriormente. Gli Eagles hanno perso tre dei quattro migliori scorer della scorsa annata ma possono guardare a questa stagione con ottimismo. Il manico di Pat Kelsey è dei più affidabili (sei stagioni consecutive con almeno 18 vittorie) e il coach ha pescato tre transfer che promettono impatto: su tutti, il lungo DJ Burns da Tennessee, ex prospetto 4-star (82° nella ESPN 100 dei 2018).

La Big South, conference di livello medio-basso, non sta vivendo una fase esaltante: ci sono poche star (specie ora che non c’è più Chris Clemons) e ancor meno squadre sulle quali si possa scommettere a occhi chiusi. Coi suoi cinque freshmen in entrata, questa è sicuramente una Winthrop nuova e inesperta, ma l’abilità di coach Kelsey potrebbe fare la differenza e regalarle un’altra stagione in vetta.


6. Guglielmo CARUSO

PF · 206 cm · Sophomore · SANTA CLARA

Willie Caruso è reduce da un’annata discreta come freshman in una conference che spesso risulta indigesta quando non vesti la maglia di Gonzaga o di Saint Mary’s. L’ex PMS Moncalieri ha chiuso la stagione in crescendo, guadagnandosi un ruolo di titolare nel reparto lunghi: 10.6 punti, 5.9 rimbalzi, 1.3 stoppate in 26.3 minuti nelle 9 gare disputate fra febbraio e marzo.

In attacco era inizialmente relegato ad agire attorno l’area (segnalandosi con un buon 62% al ferro), per poi trovare più libertà d’azione nelle proprie conclusioni, anche da tre punti (37.5% su 2.7 tentativi nella striscia appena menzionata). Il suo contributo a rimbalzo è migliorato col tempo e ha confermato i suoi ottimi istinti e mezzi come stoppatore (6° nella West Coast per Blk%).

Per Caruso, il punto di svolta da raggiungere rimane sempre quello legato al fisico, che ha bisogno di irrobustire per migliorare la sua presenza nel pitturato e, soprattutto, per poter difendere senza accumulare falli troppo rapidamente (ne ha commessi almeno 4 in 18 match su 31 giocati).

Squadra giovanissima l’anno scorso (338a in Division I alla voce Experience su KenPom), Santa Clara non è certo diventata di colpo “esperta” adesso (non c’è nemmeno un senior nel roster) ma può riproporre un nucleo che ha giocato in maniera convincente nella parte finale della stagione passata. Il ceiling dei Broncos sembra piuttosto alto sul lungo periodo, ma è difficile prevedere quanto la squadra possa raccogliere ora nella West Coast. È chiaro però che i già citati Zags e Gaels appartengono a mondi distanti e che la corsa al terzo posto rischia di rivelarsi proibitiva, visto che di mezzo c’è una BYU capace di compiere un grosso balzo in avanti quest’anno.


7. Mattia DA CAMPO

SF · 201 cm · Senior · SEATTLE

Meglio tardi che mai. Dopo due annate e mezzo di panchina, Mattia Da Campo è di colpo diventato imprescindibile per Seattle. All’inizio non vedeva il parquet (3.3 minuti nelle prime 10 gare della scorsa stagione), poi una serie d’infortuni ha aperto degli spazi che l’ex Stella Azzurra ha mantenuto con la squadra tornata al completo (7.6 punti, 8.5 rimbalzi in 35.5 minuti negli ultimi 13 match).

Da Campo è sempre stato un tuttofare e il lavoro svolto dietro le quinte negli ultimi anni ha potenziato diversi aspetti del suo gioco. Adesso è un esterno che può difendere (molto bene) su più posizioni, con un tiro da tre più affidabile e un atletismo maggiore rispetto al passato.

Numeri alla mano, il suo impatto a rimbalzo in squadra è di poco inferiore solo a quello di Myles Carter, uno dei migliori lunghi della WAC: l’anno scorso è stato 3° nella conference per OR% e 13° per DR%. Anche se gli viene chiesto in primis di essere un glue guy, è possibile che ora tocchi più palloni in attacco: sarebbe quindi importante cominciare a ridurre le perse (23.9 di Turnover Rate).

Nella WAC, Seattle sembra avere qualcosa in meno rispetto a New Mexico State e Grand Canyon, ma potrà contare su un quintetto molto rodato, dal potenziale difensivo forse sottovalutato. Dribble Handoff ha creato un metric particolare, ShotQ, che misura la qualità dei tiri presi in attacco e concessi in difesa, indipendentemente dalle percentuali di realizzazione: nell’ultima annata, Seattle aveva il 3° miglior quoziente difensivo dell’intera NCAA.

Problema: l’attacco era solo 306°. Senza la mira di Matej Kavaš (già visto poco l’anno scorso causa infortunio), le cose rischiano di non cambiare. Il bassanese, però, potrebbe essere qualcuno (oltre Morgan Means) su cui puntare per allargare il campo e innescare tiri migliori, anche se deve ancora dimostrare di poter mantenere percentuali alte con un volume di conclusioni maggiore (9 su 19 dall’arco nell’ultima stagione).


8. Mattia ACUNZO

SF · 204 cm · Freshman · TOLEDO

Mattia Acunzo approda in NCAA dopo un biennio ricco di soddisfazioni, fra due titoli della Pennsylvania con Kennedy Catholic e ben venti offerte di scholarship ricevute. Un’esperienza molto proficua sul piano tecnico, dato che per la prima volta ha potuto giocare da esterno e agire da ball handler secondario.

Il suo ruolo naturale è quello di 3 ma a Toledo potrà giocare anche da 4 “fuori”, viste la taglia e le attitudini da point forward. Passatore davvero creativo, è un tiratore discreto ma con margini di miglioramento da esplorare (ha comunque un range che arriva alla linea dei tre punti e buonissima varietà di soluzioni dalla media). Dal punto di vista fisico c’è del lavoro da fare su più fronti, soprattutto in termini di mobilità laterale.

Acunzo è un giocatore di QI e di carattere, con sicurezza assoluta nei propri mezzi e poche forzature. Per questo e per altri motivi, Tod Kowalczyk stravede per lui (tanto da paragonarlo a Tre’Shaun Fletcher, Player of the Year della MAC nel 2018) ed è sicuro che possa diventare un elemento centrale per Toledo.

C’è però un fattore che sembra doverne limitare l’impatto immediato, oltre al proverbiale “apprendistato” da matricola. A fine giugno, Acunzo si è dovuto operare di nuovo allo stesso piede che lo aveva tenuto out con una frattura per buona parte della scorsa annata. Ciò ha ritardato di molto il suo inserimento in squadra: sarà infatti a piena disposizione solo dal 1 novembre, cioè quattro giorni prima dell’esordio stagionale. Lo stesso head coach dei Rockets ha detto a Blue Ribbon di non aspettarsi che il casertano possa dare il meglio di sé prima di gennaio.

La tegola non è di poco conto. Nella MAC è caccia aperta al titolo, ora che Buffalo non sarà più dominante, e Toledo – spesso indicata come Top 100 – è fra le principali favorite. Il forfait di AJ Edu (fuori per la stagione) e i problemi in offseason di Acunzo non aiutano, però. Al contrario delle scorse due stagioni, la squadra dovrà contare parecchio sui freshmen e, ora come ora, Kowalczyk per primo deve capire quali saranno gli equilibri interni e l’effettiva profondità del roster. Il potenziale c’è, ma ci sono anche tanti interrogativi aperti.


9. Erik CZUMBEL

PG · 191 cm · Freshman · UTSA

A San Antonio, la regia di UTSA parla sempre italiano. Giovanni De Nicolao, ora in Serie A2 con Agrigento, ha passato il testimone a Erik Czumbel dopo tre stagioni da floor general dei Roadrunners.

Con quattro anni di differenza fra i due, Czumbel ha di certo meno esperienza del padovano ma, almeno in prospettiva, ha i mezzi per non farlo rimpiangere. Rispetto a Gio, il prodotto dell’Aquila Trento mette sul piatto qualcosa in meno per playmaking e gestione dei ritmi, qualcosa in più per abilità nell’attaccare il canestro e una buona difesa (specie sulla palla, grazie a gambe rapide e potenti) che dovrebbe essere affidabile quanto quella del suo predecessore.

Czumbel ha messo insieme un non esaltante 27% da tre in A2 con Trapani ma possiede una tecnica migliore di quanto suggerito dalle percentuali (comunque destinate a salire). Non ha grossa varietà di soluzioni ma è un’opzione valida da piazzato: le performance al tiro negli scrimmage interni e il suo atteggiamento hanno colpito in positivo lo staff di UTSA nelle prime settimane di allenamenti.

La squadra di Steve Henson abbonda di guardie ma l’azzurro può ritagliarsi uno spazio simile a quello di De Nicolao. Dovrà darsi da fare, perché le ambizioni di UTSA sono alte. Nella Conference USA, Western Kentucky è la favorita d’obbligo ma alle sue spalle c’è un nugolo di squadre dal quale possono emergere delle concorrenti molto pericolose. I Roadrunners fanno paura grazie al backcourt duo formato da Jhivvan Jackson e Keaton Wallace (43.1 punti di media in coppia l’anno scorso). Ad aggiungere ulteriore pericolosità all’attacco, ci sono due transfer pronti a bombardare dall’arco, l’esterno Knox Hellums e il lungo Luka Barišić. Se tutto quadra, si può ballare a marzo.


10. Ethan ESPOSITO

PF · 200 cm · Junior · SACRAMENTO STATE

Per Ethan Esposito si prospetta una stagione con responsabilità in netta ascesa a Sacramento State dopo aver dato un contributo di gran sostanza uscendo dalla panchina nel suo primo anno in D-I (8.6 punti, 4.2 rimbalzi in 16.5 minuti).

Giocatore di buonissima fisicità, si è distinto soprattutto a rimbalzo (17.9 di DR% e 11.4 di OR%) grazie a ottimi istinti e attività continua, nonostante non disponga di elevazione o taglia rilevanti per il ruolo di 4. L’espansione del suo range di tiro è un proposito che probabilmente rimarrà in sospeso, dato che Sac State punta pochissimo sulle conclusioni dall’arco (342a nel rapporto triple/tiri dal campo).

In compenso, Esposito è difficile da arginare quando punta il canestro grazie a buone letture e uso ottimo del corpo e dei piedi. È così infatti che porta a casa una gran quantità di viaggi in lunetta (addirittura 29° in tutta la NCAA per falli subiti ogni 40 minuti) che l’anno scorso ha convertito col 75.5%.

Ora che Marcus Graves, point guard titolare e go-to guy, non ci sarà più, l’attacco avrà un aspetto molto diverso e ruoterà tutto attorno il frontcourt composto dal napoletano e da Joshua Patton, a meno che coach Brian Katz peschi una qualche gradita (ma improbabile) sorpresa nel reparto guardie.

Sacramento State promette di essere solida in difesa, ma con poco talento offensivo e una profondità tutta da verificare: anche quest’anno – e un po’ come sempre – sembra destinata a navigare intorno il centro classifica della Big Sky. La conference è però molto aperta e gli Hornets possono puntare a essere i tipici guastafeste che svoltano la propria stagione con un paio di upset.


11. Thomas BINELLI

PF · 206 cm · Junior · EASTERN MICHIGAN

Dopo due anni di high school e due di JUCO, questa sarà la prima stagione di Thomas Binelli in NCAA. Figlio d’arte, ma con uno stile tutto suo: il bolognese è infatti uno stretch four con poco gioco interno, che preferisce attaccare fronte a canestro e che dispone di un tiro assolutamente letale (39.5% da tre su 5.6 tentativi nelle scorse due annate).

Abbinando un’ottima tecnica a un punto di rilascio difficile da contestare, Binelli non si limita al piazzato dall’arco: è capace di liberare il jumper dal palleggio e di coordinarsi (anche in situazioni complesse) per il catch-and-shoot dal gomito. In attacco si segnala anche come buon passatore, dotato di un certo estro.

Eastern Michigan è, a mani basse, la squadra più difficile da inquadrare nella nostra Guida. Il roster conta infatti ben dieci neoarrivati tra cui otto giocatori, fra matricole e JUCO transfer, al debutto assoluto in D-I. A parte qualche tema ricorrente nella pallacanestro di coach Rob Murphy e la volontà proclamata di giocare più in velocità, EMU è poco decifrabile sulla carta: può essere una mina vagante nella MAC così come dover rassegnarsi a un anno di transizione.

Dal canto suo, Binelli ha caratteristiche offensive uniche in questi Eagles che gli consentono di puntare a spazi importanti sin da subito. “Sarà il nostro miglior tiratore e nemmeno di poco”, ha detto Murphy a Blue Ribbon. Può bastare per un posto da starter? Forse sì, ma la formazione di Ypsilanti si è sempre tenuta a galla partendo dalla sua zona 2-3 (negli ultimi sei anni, la sua efficienza difensiva ha sempre superato quella offensiva). L’azzurro dovrà dunque calarsi bene in quei meccanismi per cementare la sua presenza nelle gerarchie interne che andranno a delinearsi.


12. Federico POSER

PF · 203 cm · Sophomore · ELON

Passati i tipici singhiozzi da freshman, Federico Poser (3.8 punti, 2.9 rimbalzi in 15.4 minuti), dovrà dare una mano sostanziosa a una Elon in crisi. Matt Matheny è stato licenziato dopo una brutta annata e Mike Schrage deve ora gestire una ricostruzione complessa. I tre starter più importanti si sono laureati e Nathan Priddy, PG titolare designata, ha lasciato la squadra all’ultimo momento. Marcus Sheffield, ex Stanford, è l’unico volto nuovo di un certo peso.

Tutto lascia pensare che Elon dovrà occupare le ultime piazze della Colonial in questa stagione. Le opzioni sono ridotte, specie sotto canestro, dove Poser è l’unico lungo vero. “Lo staff precedente credeva molto in lui, e posso vederne il motivo”, ha detto Schrage a Blue Ribbon: “Avremo certamente bisogno di lui. Se riusciremo ad accrescere la sua fiducia, potrà avere un futuro luminoso”.

Il compito difensivo che si prospetta per l’ex Treviso appare a dir poco arduo, sia per mezzi individuali che per contesto. In attacco, invece, la vita potrebbe essere un po’ più semplice, dato che sa come giocare negli spazi. Coach Schrage vuole che la palla circoli passando dal post basso e l’abilità di Poser nel riaprire il gioco tornerà utile nel costruire tiri piazzati. Due imperativi: ridurre drasticamente le palle perse (31.4 di Turnover Rate) e migliorare ai tiri liberi (53.1%).


13. Pietro AGOSTINI

PF · 206 cm · Sophomore · KENNESAW STATE

Nel suo anno da matricola, a Pietro Agostini non sono state date molte chance (solo due gare con minuti in doppia cifra) ma ora le cose potrebbero cambiare. Al Skinner ha lasciato Kennesaw State dopo quattro stagioni di risultati magri e Amir Abdur-Rahim è stato assunto per portare un nuovo stile di gioco e capacità d’incidere nel recruiting. Cose che, ovviamente, richiederanno tempo. Almeno per quest’anno, è pacifico pensare che gli Owls dovranno abitare i piani bassi di una Atlantic Sun dove sarà Liberty a farla da padrona.

La sfida per Agostini – studente d’élite fuori dal parquet – sarà molteplice. Il triestino partirà alle spalle del frontcourt titolare formato da Bryson Lockley e Antonio Spencer, venendo impiegato da 5 anziché nel suo ruolo tradizionale di 4. Sarà un centro abbastanza atipico, viste le sue doti perimetrali, e a cui verrà chiesto soprattutto di contribuire a rimbalzo e di portare blocchi (Tyler Hooker e gli esterni saranno i maggiori protagonisti offensivi).

Il modo in cui si comporterà in difesa sarà probabilmente ciò che determinerà in primo luogo il suo impiego, vista l’enfasi che il coach pone su questo aspetto. Dal punto di vista fisico, dovremmo vedere un Agostini diverso sia in termini di forza che di rapidità, visto il molto lavoro in palestra condotto durante l’offseason.


Gabriele STEFANINI

SG · 191 cm · Junior · COLUMBIA

Stagione a rischio per quello che sarebbe uno degli italiani di maggiore impatto. Gabriele Stefanini ha subito un infortunio a un legamento del piede sinistro che lo terrà out almeno fino a inizio gennaio, ma è possibile che i tempi di recupero si estendano fino ai primi di marzo, cioè in pratica alla fine dell’annata.

Un colpo durissimo per Columbia, la cui leadership in campo doveva svilupparsi tutta sull’asse Stefanini-Smith: la squadra ora rischia di vivere una stagione nella parte bassa della Ivy League. Gabe era reduce da una gran sophomore season (13.8 punti e 4.1 assist di media, con career-high di 33 punti contro FIU e di 11 assist in casa di Boston College) seguita da un Europeo U20 da protagonista, chiuso da 2° miglior scorer (19.4) e 11° miglior assistman (4.0) del torneo.


Un altro nostro connazionale che non vedremo in campo è Francesco Badocchi, il quale ha deciso di fare un passo indietro dalla squadra di Virginia. Una decisione presa per dedicarsi maggiormente ad altro rispetto alla pallacanestro, almeno per ora.