Tanjevic: “Smettiamola con gli stranieri e crediamo nei nostri giocatori”

Vi proponiamo uno stralcio dell’intervista realizzata a Bogdan Tanjevic da Daniele Dallera e Roberto De Ponti del Corriere della Sera.

La ricetta di Boscia (direttore tecnico delle Nazionali) per guarire la pallacanestro azzurra in crisi: “Smettiamola con gli stranieri e crediamo nei nostri giocatori”.

 

Perché ha accettato la proposta di Gianni Petrucci?

“Perché me lo ha chiesto. Perché lo trovo combattivo come quando l’avevo lasciato anni fa. Perché abbiamo sempre lavorato bene insieme”.

Si sente vecchio a 70 anni?

“No, non mi sento vecchio. Ma sento di non avere più tempo, tempo per fare ancora tante cose che non ho fatto”.

Sistemare la pallacanestro italiana in crisi, per esempio? Che cosa non funziona?

“Tante cose. Le vostre mamme non fanno più atleti, i picci li affoghiamo nelle culle. Ho visto le ragazze della Nazionale femminile, l’altro giorno: la Croazia aveva un centro che si impossessava del potere. E noi? Tante guardie. Dovremmo fare selezioni per prendere ragazzi alti, anche se storti, magri, incapaci. E lavorarci. I piccoli? Solo se sono geniali, altrimenti ce ne sono tanti in giro…”.

Insomma, dovremmo crescere…

“Avete visto la Nazionale di calcio? Sapevo che la Svezia sarebbe stata tosta da battere, i popoli del Nord sono popoli guerrieri. Come quelli slavi. O baltici. Voi invece come potete essere combattivi? Vivete in mezzo a tutta questa bellezza…”.

Quindi poche speranze all’orizzonte…

“Sapete che cosa scriveva il poeta americano Ogden Nash? “La situazione è così grave che peggio non può andare”. Per il basket italiano la penso così”.

E come si risale?

“Con il lavoro, la programmazione. Guardando avanti”.

Qual è il problema della Nazionale italiana di basket?

“La legge Bosman. È stata l’inizio dei nostri guai. Ora siamo pieni di giocatori stranieri, gli italiani non hanno più spazio per crescere”.

Gli stranieri ci sono anche negli altri Paesi.

“Con una differenza: i soldi comandano. E qui di soldi ce ne sono pochi. Così quando c’è da scegliere arriviamo settimi: prima sceglie la Spagna, poi la Russia, la Turchia, la Grecia, la Francia, la Germania. E la Cina. Tanto vale puntare sugli italiani”.

E dove sono gli italiani?

“In A2 ne ho visti tanti che potrebbero giocare a livelli più alti, basta farli provare. A Caserta io pescai Capone in B2 e lo feci diventare un giocatore da finale scudetto”.

Come si fa a convincere i club a far giocare gli italiani?

“Gli si parla, li si convince. Si chiede, come accade già in Turchia, di lasciare almeno due giocatori locali in campo, fanno come minimo 80 minuti a partita”.

Non teme sia una richiesta di retrovia? Esiste una legge che lo impedisce.

“Serve un accordo tra i club. Bisogna credere di più nei giocatori italiani. Brescia è una bella lezione: è in testa alla classifica con quattro ruote motrici italiane. Reggio Emilia ha giocato due finali scudetto con un gruppo profondamente italiano. Conta l’ideologia”.

L’ideologia?

“L’ideologia, l’Idea, è quella cosa che tiene insieme una squadra. Conta l’introspezione, che significa andare tutti nella stessa direzione. E contano tutti quei valori che non si trovano mai ma che sono parole di cui si abusa sempre: carisma, determinazione, orgoglio”.

Tradotto in pratica?

“Lavoriamo per migliorare il sistema”.

Ma alla fine, qual è la missione che le ha assegnato Petrucci?

“Investigare su che cosa non funziona nel basket italiano”.

E una volta definiti i problemi?

“Superarli, credendo nell’Idea”.

 

Fonte e © photo: corriere.it

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Mattia Mastrofini

Mattia Mastrofini

(Youth) Basketball Addicted