ITALHOOP intervista Emanuele Trapani

L’intervista integrale ad Emanuele Trapani, leader offensivo della Stella Azzurra in Serie B a soli 18 anni.

Intervistare Emanuele Trapani non è stato molto semplice. Il perché ce lo ha spiegato rapidamente lui, la scorsa settimana: “Domenica dobbiamo giocare a Barcellona (dove è arrivata una sconfitta), mentre lunedì disputeremo una partita importante ad Agropoli e dovremo assolutamente vincere, anche di un solo punto: è sempre una trasferta complicata perché hai giocato appena 24 ore prima, non è per niente facile (non è per niente facile, ma sta di fatto che la Stella Azzurra ha vinto con 40 punti di scarto, 52-92, ndr)”.

Insomma, come leggerete di seguito, il giocatore stellino o studia o si allena, quindi trovare un momento libero non è stato per nulla facile. Ma quando è arrivato ne abbiamo approfittato per riempirlo di domande.

 

Misurarsi con i migliori talenti internazionali: è un aspetto che secondo te va sviluppato anche con il club di appartenenza o solamente con la Nazionale giovanile in estate?
È molto bello confrontarsi con gente più forte di te, perché il livello italiano è diverso da quello serbo o da quello spagnolo. Sicuramente si impara tantissimo: ad esempio giocando contro Barcellona e Real Madrid ho notato una grandissima differenza a livello fisico, ma anche sotto l’aspetto tecnico. Sono dell’idea che, se c’è un’opportunità di questo tipo bisogna sfruttarla, e qui alla Stella Azzurra abbiamo veramente tanti tornei a disposizione. Poco tempo fa, ad esempio, abbiamo giocato l’adidas Next Generation Tournament (quattro partite per il classe 1999, ndr), dove abbiamo scoperto un nuovo mondo e, personalmente, ho incontrato delle difficoltà perché c’era proprio un’altra tipologia di gioco. Il confronto contro giocatori più bravi è un modo fondamentale per crescere.

 

Sono competizioni che, nell’arco della stagione, stancano? Quanto tempo ti rimane per allenarti, visto che sei coinvolto anche con la Serie B?
Diciamo che è difficile coniugare sia allenamenti che partite: facciamo solo tre allenamenti di squadra a settimana, dato che giochiamo in media tre gare e un giorno dobbiamo riposare, perché altrimenti non ce la facciamo fisicamente (ride, ndr)! Fare esperienza in Serie B per un giovane, però, consente di giocare contro avversari più navigati ed è un ulteriore modo per imparare il più possibile. Il problema è che ci troviamo al lunedì sapendo che prima del fine settimana dovremo preparare altre due partite. In genere la gara di Serie B iniziamo a studiarla solamente al termine della partita con Under 18, che si gioca il mercoledì o il giovedì, quando ci restano solo uno o due giorni.

 

Un campionato non semplice, ma si sa, un roster così giovane può essere soggetto a strisce positive o negative. Come valuti al momento la squadra, tenendo conto dei nuovi acquisti?
Stiamo vivendo un momento critico perché paghiamo la nostra inesperienza, abbiamo in squadra ragazzi del 2000 e del 2001, ma anche i più grandi sono inesperti: le partite spesso le perdiamo nell’ultimo quarto, nei dettagli. Non stiamo facendo una grande stagione rispetto agli altri anni, perché siamo al terz’ultimo posto a pari merito. Negli anni in cui sono stato alla Stella Azzurra credo sia la prima annata in cui siamo così giovani, ad esempio l’anno scorso avevamo nel roster giocatori di uno o due anni più grandi. Comunque Max Monti e Mirko Gloria (al rientro dall’infortunio) ci stanno dando molta più fiducia e cerchiamo di ascoltarli.

 

Per quanto riguarda il rapporto con coach D’Arcangeli, ci puoi raccontare qualcosa?
Con Germano ho un ottimo rapporto, lo considero praticamente mio padre, visto che io sono abruzzese e difficilmente vedo la mia famiglia. Con lui ho un rapporto che va più in là del semplice allenatore, siamo molto vicini, un qualcosa di molto simile ad una relazione padre-figlio. Mi dà tanti consigli non solo nel basket ma anche nei problemi della vita, mi aiuta a risolvere situazioni ingarbugliate.

 

A livello personale, invece, questo campionato potrebbe essere la tua rampa di lancio. In molti potrebbero cercarti in estate: cosa pensi del tuo futuro?

Rispondo sempre che adesso penso a questa stagione, per il futuro non ho veramente idea, potrei rimanere alla Stella Azzurra o potrei provare una nuova esperienza, ma adesso davvero non lo so. Non ho un procuratore e, al momento, non ho avuto notizie di eventuali interessamenti, per cui per ora sto alla Stella ed ho la testa sgombra. Inoltre ho anche la scuola e rispetto agli altri sono infatti un anno avanti. Dovrò sostenere la maturità a giugno: penserò solamente dopo alla prossima stagione, altrimenti rischio di non fare bene niente. Mi limito a giocare partita dopo partita, stare sul pezzo e dare importanza equivalente a scuola e basket.

 

Quali sono le parti del gioco su cui vorresti lavorare maggiormente in estate? E a livello fisico?
Vorrei migliorare l’arresto e tiro e la precisione da tre punti, mentre fisicamente penso di essere pronto. Magari aumenterò comunque la massa muscolare.

 

Parlando degli italiani nella pallacanestro, si dibatte spesso sul protezionismo. Secondo te questa situazione aiuta?
Per come la vedo io bisogna provare ad avere fiducia nei giovani che potrebbero emergere. Credo che i buoni giocatori i minuti se li possano ritagliare con o senza protezionismo: i più forti emergeranno quasi sicuramente. Per questo occorre investire nei settori giovanili in tutta Italia.

 

Reputi la Serie A2 e la Serie B dei buoni campionati per un giovane?
Secondo me fare un campionato di Serie A2 fino a 20-22 anni non è per niente male. Andando immediatamente in Serie A1 c’è il rischio di rimanere scottati e dover poi fare un passo indietro. È meglio fare le cose passo dopo passo: in questo modo si può raggiungere il livello che ti è consono per il lavoro che hai svolto anno per anno.

 

Per quanto riguarda l’Europeo Under 18 in estate, potrete fare meglio rispetto a 2 anni fa? L’Italia arrivò nona agli Europei Under 16 del 2015.
Due anni fa potevamo fare sicuramente meglio, c’è stata un po’ di sfortuna ma anche un po’ di ingenuità, come contro la Serbia dove potevamo vincere nei minuti finali. Dopo l’ultimo raduno posso testimoniare che molti ragazzi sono migliorati e per questo ho sensazioni molto positive. Mi sbilancio dicendo che potremmo anche arrivare nelle prime posizioni!

 

Extra-basket. Vedendo le vostre frequenti trasferte e il gruppo giovanissimo, ci racconti un aneddoto durante i viaggi, le cene o vostri momenti di divertimento?
Per fare maggiormente gruppo abbiamo escogitato dei momenti in cui, in particolar modo durante le trasferte, a pranzo e a cena spegniamo tutti il cellulare e cerchiamo di rafforzare la nostra unione parlando fra di noi. Siamo tutti dei gran casinisti e negli anni abbiamo fatto diversi scherzi al coach, al team manager… ma meglio non raccontarli, altrimenti poi i colpevoli mi verrebbero a cercare (ride, ndr)!

 


Infine, spiegaci com’è la giornata tipo di uno studente-giocatore, tra orari strettissimi, impegni fitti e sacrifici.
La mia giornata è complicata da gestire, ma per ora sono stato abbastanza bravo ad organizzarmi, sebbene adesso stiano arrivando le partite più importanti di Serie B e le Finali Nazionali. Dovrò ottimizzare tutti gli spazi possibili per riuscire ad infilarci anche lo studio. Andando nel dettaglio, dal lunedì al venerdì, dalle 8:00 alle 14:00 vado a scuola, poi allenamento che si divide in due parti: una prima parte, dalle 16:30 alle 18:00, di lavoro fisico, successivamente dalle 18:00 alle 20:00 pallacanestro. Quindi per le 21:10 termino di fare la doccia e di mangiare e ho la possibilità di studiare o di stare coi compagni. Poi ovviamente devo cercare anche di dormire: proprio per questo facciamo delle sedute dalla psicologa per esercizi di rilassamento. Infine, sto cercando di terminare la tesina, che è a buon punto grazie all’aiuto dei miei genitori, soprattutto grazie a mia mamma. Purtroppo, essendo in classe con due miei compagni di squadra, non posso portare la pallacanestro come argomento della tesi, altrimenti la commissione non ne potrebbe più (ride, ndr)! Per cui la sto facendo sulla mia terra, che è l’Abruzzo, collegata ai terremoti, alla geografia ed altro.

 

© photo: Giulio Tiberi Photography