Guida agli italiani in NCAA 2020-21

Tomas Woldetensae in una squadra da titolo e tanti altri: tutti gli italiani in NCAA e le loro prospettive in quest’annata.

Nonostante le incertezze dettate dalla pandemia, il college basketball è pronto a ripartire (mercoledì 25 novembre è il primo giorno di gare): è tempo dunque di presentare l’annata che attende i tanti italiani in NCAA attraverso la nostra consueta graduatoria.

Il senso ultimo di questo ranking è d’indicare chi, fra i nostri connazionali, abbia più possibilità di disputare una stagione degna di nota per prestazioni individuali e risultati di squadra. Per questo motivo, sono posti sullo stesso piano il valore del giocatore, il fit nelle rispettive formazioni e il contesto nel quale sono calati. Il tutto è riassunto graficamente con un punteggio da 1 a 5, in riferimento alle seguenti voci:

  • Giocatore – Il valore attuale (con un occhio a quello potenziale) del singolo. Il modo in cui le stellette sono assegnate è ispirato a quello tipicamente adottato negli USA per i ranking dei prospetti in uscita dalle high school.
  • Impatto e Contesto – Qui non ci si riferisce solo al minutaggio previsto, ma anche al tipo di apporto che si prefigura. Al contempo, viene dato peso al livello della squadra (e secondariamente, della conference) di cui il giocatore fa parte. Il punteggio va dunque dall’1 per un giocatore ai margini delle rotazioni in una formazione del livello più basso fra le 357 università della D1 fino al 5 di un giocatore col potenziale da All-Conference in una high-major.
#GiocatoreAnnoSquadraConferenceGIOI+CTOT
1Tomas WoldetensaeSr.VirginiaACC4.04.58.5
2Alessandro LeverSr.Grand CanyonWAC4.04.08.0
3Guglielmo CarusoJr.Santa ClaraWCC4.03.57.5
4Micheal AnumbaJr.WinthropBig South3.53.57.0
5Edoardo Del CadiaJr.UNLVMW3.03.06.0
6Lorenzo DonadioFr.AmericanPatriot3.03.06.0
7Erik CzumbelSo.UTSAC-USA3.02.55.5
8Mattia AcunzoR-Fr.ToledoMAC3.02.55.5
9Gianmarco ArlettiFr.DelawareColonial3.02.55.5
10Ethan EspositoSr.Sacramento StateBig Sky2.53.05.5
11Thomas BinelliSr.Eastern MichiganMAC2.53.05.5
12Federico PoserJr.ElonColonial2.52.55.0
13Matteo PicarelliFr.UMBCAm. East2.52.04.5

C’è purtroppo un assente eccellente, Gabriele Stefanini. Avreste trovato il bolognese molto in alto nella nostra lista, ma la Ivy League ha deciso di sospendere tutte le attività degli sport invernali per via del pericolo Covid. Un peccato enorme, perché a Columbia tutto era apparecchiato affinché Stefanini disputasse un senior year da protagonista assoluto nella squadra (e possibilmente, nella conference). Dopo la laurea in primavera, lo vedremo dunque trasferirsi in un’altra università di più alto livello sportivo (con due anni di eleggibilità da spendere) o tornare in Italia per iniziare la carriera professionistica.

Francesco Borra, freshman a UC Davis e #22 nel nostro ranking dei classe 2001, dovrà rimandare l’esordio in Division I alla prossima stagione. Il centro ex PMS si era operato ai legamenti del ginocchio alcuni mesi fa: ha deciso di non correre rischi e quindi di optare per un medical redshirt così da poter recuperare in tutta calma.

Ci sono poi due ragazzi, entrambi debuttanti in D-I, da menzionare: i walk-on – ossia giocatori senza borsa – Umberto Brusadin (Rhode Island, A-10) e Tommaso Ferraresi (Sacred Heart, NEC). Brusadin è da tanti anni negli USA e ora, da grad transfer, potrà finalmente assaggiare un po’ d’aria di Division I con la maglia indossata qualche tempo fa da Nicola Akele. Diverso il caso di Ferraresi: si tratta d’un esterno al primo anno di università (oltre a essere un 2002, ossia il più giovane della colonia azzurra) reclutato come preferred walk-on. Tradotto in parole povere: per ora niente scholarship, ma domani forse sì. In casa Pioneers ci sono una borsa di studio ancora da assegnare e tre ragazzi in lizza per ottenerla.


1. Tomas Woldetensae

VIRGINIA – Senior – SG – 196 cm, 89 kg

L’unico azzurro rimasto fra quelli delle high-major è anche il solo con legittime speranze di Final Four. La sua Virginia, già d’élite sul piano difensivo, promette infatti di fare grossi progressi in attacco con l’inserimento di Sam Hauser. Nello starting five, altre buone notizie potrebbero giungere anche da Casey Morsell (se supererà le difficoltà mostrate da matricola) e proprio da Woldetensae. L’anno scorso aveva iniziato parecchio in sordina, fra l’immancabile ambientamento e anche un infortunio, ma ha poi ingranato proprio nel momento più caldo della stagione (suo il canestro della vittoria in casa di North Carolina così come un career-high da 27 punti a Louisville), dimostrando a tutti quanto buona sia la sua mano dall’arco dei tre punti (39.8% con 6.5 tentativi di media nelle ultime 15 partite giocate). Le sue qualità di cecchino sono una certezza – anche per l’estrema varietà di situazioni in cui riesce a centrare la retina – dalla quale magari costruire qualcos’altro. L’ex BSL San Lazzaro ha del potenziale in quanto a playmaking, ma questo è rimasto in ombra lo scorso anno, anche perché sono state rarissime le volte in cui lo si è visto prendere iniziative dal palleggio. La difesa, suo punto debole personale, è poi un qualcosa sul quale non ha mai smesso di lavorare da quando è a Charlottesville. Rispetto agli inizi, è un po’ più a proprio agio nella Pack Line, ma non al punto da essere un fattore: quest’anno avrà dalla sua un anno in più di esperienza oltre a mezzi fisici da sfruttare (braccia lunghe e, in aggiunta, tutto il lavoro svolto per migliorare in quanto a forza e flessibilità). Nella peggiore delle ipotesi, vedremo un bravo specialista, magari un po’ monodimensionale, ma con parecchi minuti. Nella migliore, un titolare capace di contribuire in più modi in una squadra da titolo NCAA.

2. Alessandro Lever

GRAND CANYON – Senior – PF – 208 cm, 107 kg

E’ al quarto anno di college e per la quarta volta scriviamo di lui nella Guida. Togliamo dunque subito di mezzo la cosa che ci tocca dire ogni volta: nella WAC, New Mexico State è strafavorita e GCU è la seconda sulla carta. Passiamo alle novità. Sulla panchina dei Lopes adesso siede un pezzo grosso per una mid-major: Bryce Drew, reduce da un triennio abbastanza infruttuoso a Vanderbilt dopo i tanti successi con Valparaiso. Drew sa bene che Lever sarà fondamentale per lui ed è intenzionato a sfruttare le sue qualità di lungo stretch. L’anno scorso aveva dovuto fare esclusivamente il 5, ma la presenza di Asbjorn Midtgaard dovrebbe consentirgli di giocare almeno alcuni minuti da 4 (quanti minuti, dipenderà dalla tenuta fisica del danese, che a Wichita State aveva sempre avuto un impiego basso). Ad ogni modo, il bolzanino porta in dote un repertorio offensivo invidiabile (15.7 punti, 6.0 rimbalzi, 2.2 assist l’anno scorso) che può dargli qualche chance come candidato POY della conference: grande tiro da tre (38.3%), fatturato in area ormai all’altezza del ruolo (62.9% al ferro), capacità di attaccare dal palleggio anche da zone perimetrali, visione di gioco e doti di passaggio. In difesa invece ha sofferto tanto come rim protector. Midtgaard sarebbe appunto una pedina valida per liberarlo dell’incombenza e anche il rientro di Oscar Frayer, 3-4 e difensore tanto bravo quanto versatile, dovrebbe aiutarlo.

3. Guglielmo Caruso

SANTA CLARA – Junior – PF – 211 cm, 95 kg

L’anno per il salto di qualità individuale potrebbe essere questo, anche perché in parte basterebbe riprendere il filo del discorso interrotto nel bel mezzo della scorsa stagione. Caruso aveva iniziato come meglio non poteva nelle prime 14 gare – due ventelli, tre doppie-doppie, percentuali altissime da due – ma poi un infortunio l’ha fermato per quasi tutta le seconda metà dell’annata. Il napoletano ripartirà da punti di forza acquisiti: timing in area, discreta presenza sotto i propri tabelloni, abilità di stoppatore, partecipazione alla manovra d’attacco. E la sua Santa Clara, invece? Beh, sostanzialmente dal punto di sempre: nel limbo di metà classifica della West Coast, con Gonzaga irraggiungibile e con altre formazioni – BYU, San Francisco e forse anche una Saint Mary’s in rebuilding – che stanno un paio di gradini sopra le altre. A dirla tutta, i Broncos promettevano bene sul medio-lungo periodo, ma sono rimasti scottati ancora una volta da due partenze pesanti nel backcourt (direzione: Power 6), quelle di Wertz (Notre Dame) e di Eaddy (USC). Il reparto esterni rischia dunque di ritrovarsi impoverito, con tanto peso delle responsabilità offensive che dovrebbe ricadere sulle spalle della coppia di lunghi Vrankic-Caruso. I due sono più che attrezzati per svolgere il compito, a patto però che emerga qualche compagno capace di aprire il campo e di servirli a dovere.

4. Micheal Anumba

WINTHROP – Junior – SG – 193 cm, 100 kg

Il reggiano è forse l’azzurro rimasto maggiormente derubato dall’annullamento della scorsa March Madness, visto che la sua Winthrop aveva vinto il torneo della Big South e staccato automaticamente il biglietto per il Gran Ballo di marzo. Non tutto è perduto però, anzi. La squadra ha perso un paio di belle pedine, ma l’ossatura è buona abbastanza da prefigurarla come favorita nella conference. DJ Burns è un lungo dominante, Chandler Vaudrin è una guardia con un mix di playmaking e taglia (201 cm) come non se ne vedono nelle mid e Adonis Arms promette di essere un altro colpaccio pescato dalla Division II. In tutto questo, Anumba conserverà il ruolo di starter che è stato sempre suo sin da quando era una matricola. Quando si parla di Winthrop, il suo non è il nome più celebrato: è il classico giocatore il cui impatto si vede poco nelle statistiche (6.8 punti, 4.0 rimbalzi in 23.8 minuti). A dire il vero, almeno un numero che ne riconosce la bontà c’è: 42.6, cioè l’eccellente percentuale da tre punti messa insieme l’anno scorso. Un balzo in avanti enorme dal 28.8 degli esordi. Certo, il volume di tiro non è alto (1.8 tentativi) ma c’è da scommettere che verrà imbeccato sempre più spesso sugli scarichi. E’ però altrove che fa la differenza, ovvero con una difesa asfissiante sulla palla e una combinazione fisico-atletismo che gli permette di stare su chiunque dall’1 al 4 nella Big South. Merce poco apprezzata al di fuori della squadra, forse, ma rara e di sicuro valore.

5. Edoardo Del Cadia

UNLV – Junior – PF – 201 cm, 107 kg

Il primo esordiente di questa lista è anche quello che gioca nella mid-major più interessante. La Mountain West è infatti una conference di ottimo livello che quest’anno ha tanta qualità nella sua metà alta, con la UNLV di Del Cadia che rientra nella cinquina delle squadre da titolo (la principale favorita dovrebbe essere San Diego State, anche se ha perso Malachi Flynn). T.J. Otzelberger può schierare una delle migliori coppie di esterni che si possano trovare al di fuori delle P6, quella formata da Bryce Hamilton e David Jenkins. Il rim protector Cheikh Mbacke Diong sarà un altro punto fermo, ma il coach è incline allo small ball. Ed è qui che entra in gioco il marchigiano, visto che ha dimostrato ampiamente di amare i ritmi alti e di essere un fattore sotto entrambi i tabelloni (13.2 punti e 9.1 rimbalzi in 24.9 minuti al junior college). Il ruolo che più gli si addice è quello di 4, ma in questo contesto lo si vedrà anche da 5 nei quintetti piccoli (cosa già vista con lui al JUCO). Nello starting five o dalla panchina, i minuti per lui ci saranno comunque: Otzelberger dovrebbe mischiare spesso le carte nel frontcourt fra lui, il già citato Diong e Moses Wood. L’importante è che risponda presente in ciò che gli viene richiesto maggiormente: tirare giù rimbalzi e farsi trovare pronto nei pressi del ferro. Le triple (37.7% l’anno scorso) e le iniziative dal palleggio (dove necessita di progressi con la mano debole) saranno probabilmente cose secondarie al primo anno coi Runnin Rebels.

6. Lorenzo Donadio

AMERICAN – Freshman – PG/SG – 193 cm, 86 kg

Reduce da un anno da protagonista nelle high school di Baltimora (20.2 punti, 8.1 rimbalzi, 2.6 assist con Boys’ Latin), l’ex Stella Azzurra, #6 nel ranking dei 2001, ha l’opportunità di trovare parecchio spazio sin da subito con American, università di Washington DC che milita nella Patriot League. La squadra non ha più il suo go-to guy, la point guard Sa’eed Nelson: oltre ad avere un vuoto da colmare, coach Mike Brennan preannuncia una versione degli Eagles in cui le responsabilità offensive verranno maggiormente condivise fra i suoi effettivi. In questo caso specifico, parlare di rotazioni adesso è difficile. Le formazioni della Patriot hanno rinunciato a giocare gare di non-conference season e non vedremo Donadio in campo prima del 2 gennaio. Inoltre, i protocolli di sicurezza anti-Covid hanno fin qui mantenuto la squadra sempre separata in due gruppi distinti in allenamento. Quel che è certo, è che Brennan si affiderà al 4-out 1-in: di esterni nel roster ce ne sono molti, coi senior Jamir Harris e Stacy Beckton che partono davanti a tutti. Donadio, per farsi largo nelle rotazioni, ha dalla propria parte una spiccata versatilità sul piano tecnico. La necessità di trovare un nuovo regista dovrebbe porlo in competizione per il ruolo di PG titolare con un altro freshman, Colin Smalls. Il romano però è perfettamente in grado di giocare anche off-the-ball e quindi di fare capolino fra quattro slot diversi in un sistema che di rigido ha ben poco.

7. Erik Czumbel

UTSA – Sophomore – PG – 191 cm, 84 kg

Ha trovato il modo di rendersi utile e avere buoni spazi sin da subito a UTSA (4.2 punti e 1.5 assist in 22.1 minuti) mina vagante nella C-USA che da due anni prova, senza riuscirvi, a compiere il salto definitivo nell’élite della conference. L’attacco sarà come sempre incentrato sul funambolico backcourt duo formato da Jhivvan Jackson (26.8 punti) e Keaton Wallace (18.8). Czumbel potrebbe continuare a partire in quintetto accanto a loro o, forse più probabilmente, stavolta sarà il loro primo cambio, visto che potrebbe essere fatto spazio al neoarrivato Eric Parrish nello spot di 3. Ad ogni modo, l’ex Trento ripartirà da due aspetti che gli hanno garantito minuti al primo anno: difesa (attitudine, QI, gambe reattive) e triple sugli scarichi (36.6% su 2.6 tentativi). Lecito immaginarsi però che possa espandere pian piano il proprio gioco ed è proprio quello che coach Steve Henson ha preconizzato parlando a Blue Ribbon a proposito del tiro e del playmaking di Erik.

8. Mattia Acunzo

TOLEDO – Redshirt-Freshman – SF/PF – 203 cm, 102 kg

Due operazioni al piede lo hanno costretto a rimandare di un anno l’esordio in Division I, ma adesso è in formissima, pieno di salute – sono proprio le parole che ci ha detto – e pronto a fare la propria parte, seppur in modi un po’ diversi rispetto ai piani della scorsa stagione. Coach Tod Kowalczyk lo aveva reclutato immaginando d’impiegarlo da 3. Nel frattempo però ha cambiato idee sulla costruzione della squadra: nel roster ci sono molti esterni e il casertano, quando scenderà in campo, lo farà più che altro da 4, ruolo cui non è più abituato: se in Italia veniva usato da lungo, in high school era invece schierato da esterno, giocando i pick and roll da ball handler. Possiamo dire con certezza che Acunzo darà un apporto da point forward e che rientra fra gli 8 o 9 in rotazione, ma sul minutaggio c’è incertezza, visto che gli allenamenti svolti non danno grosse indicazioni. I Rockets si erano dovuti fermare per due settimane per via di alcuni casi di coronavirus e finora Kowalczyk ha alternato tanti quintetti diversi. Al di là della quadratura che verrà trovata, Toledo potrebbe essere la migliore nel girone ovest della MAC, pur avendo perso due senior di peso (in regia ha un Marreon Jackson lanciatissimo), ma dovrà comunque fare i conti con un est sulla carta più competitivo (Akron, Bowling Green, Buffalo, forse anche una Ohio che può crescere parecchio).

9. Gianmarco Arletti

DELAWARE – Freshman – SG – 198 cm, 93 kg

Fra i cinque esordienti di quest’anno non è né il meno né il più pronto, ma è molto probabilmente quello da tenere maggiormente d’occhio nell’arco del quadriennio universitario, perché ci sembra proprio che porti i segni del futuro protagonista. Il #8 del nostro ranking 2001 è una guardia di ottima taglia (longilineo ma con un fisico che si sta facendo più solido) e con un eccezionale fiuto per il canestro. Il bolognese ha passato due anni da mattatore in high school a Holy Cross nel New Jersey (16.3 punti e 6.5 assist di media da senior), affinando il proprio ball handling e mettendo in mostra sia un range di tiro notevole che doti caratteriali e tecniche da leader. A Delaware potrebbe trovare più spazi del previsto nell’immediato. Gli Hens, infatti, avrebbero potuto presentarsi addirittura da favoriti nella Colonial, ma sono rimasti beffati dalle partenze premature di Nate Darling (two-way contract in NBA con Charlotte) e di Justyn Mutts (traferitosi a Virginia Tech). Il primo di questi due addii può aprire qualche spiraglio per Arletti, ragazzo che noi vediamo soprattutto come 2-3, ma col quale in preseason si sono provate cose diverse: “Ora come ora, in allenamento sono molto vicino alla palla, nel senso di 1 e 2. Col second team ho nettamente più libertà rispetto a quando gioco nel quintetto”, ci ha raccontato. La concorrenza interna però non mancherà: oltre a contare sui titolari Kevin Anderson e Ryan Allen, coach Martin Inglesby è corso ai ripari in estate reclutando tre transfer fra cui due esterni.

10. Ethan Esposito

SACRAMENTO STATE – Senior – PF – 201 cm, 102 kg

L’anno scorso era titolare, anche se poi ha perso il posto nello starting five durante le ultime settimane. Ora ritroverà il quintetto in una squadra che ha un gran bisogno della sua eventuale esplosione (e anche quella dell’altra ala, Bryce Fowler) per poter almeno sperare di abbandonare le paludi del centro classifica nella Big Sky. Il problema principale del napoletano è trovare più continuità ed efficienza offensiva. A fronte delle buone giornate (cinque gare chiuse con almeno 15 punti), ne ha avute anche di pessime (l’1/11 al tiro contro Santa Clara, il 2/10 al primo turno del torneo di conference) e l’Offensive Rating messo insieme, in parte spiegabile con l’alto volume di possessi, è stato comunque eccessivamente basso (86.3, secondo peggior dato in una rotazione a 7). Il materiale per fare bene c’è: oltre a essere forte fisicamente, ha compiuto un lavoro paziente dal punto di vista atletico, è bravo nel farsi largo in area e anche nel caricare di falli gli avversari, ha un’ottima presenza a rimbalzo sia in difesa che in attacco e forse ha margini di miglioramento al tiro da tre (30.8%), un aspetto al quale tiene molto, visto che prima dello scorso anno non aveva mai avuto occasioni di mettersi alla prova dalla distanza.

11. Thomas Binelli

EASTERN MICHIGAN – Senior – PF – 208 cm, 107 kg

In questa lista c’è diversa gente che se la cava al tiro, ma lui è il solo che non ha poi troppo da invidiare alle doti del suo concittadino Woldetensae. In quanto a bontà tecnica e varietà di situazioni in cui segnare dall’arco, siamo più o meno in quel tipo di territorio. Il problema (grosso) è che al suo primo anno nella NCAA non è riuscito a produrre risultati all’altezza delle proprie abilità: 31.3% su 7.3 tentativi a partita. E’ stato capace di giornate super (sei gare con 4 o più tiri da tre a segno), così come di prestazioni deleterie (due gare con zero triple segnate e quattro con 1 segnata su un numero di conclusioni compreso tra le 6 e le 10). La sua è una questione di continuità e non di eccessiva temerarietà (il coach vuole che si prenda quei tiri). Ora dovrà scendere dalle montagne russe, perché il posto di 4 titolare è tutto suo e, con percentuali più alte, può fare la differenza in una squadra molto solida in difesa grazie alla sua zona (#2 nella MAC per Adj. Defense) ma che è stata una mezza calamità in attacco (la peggiore fra le 12 della conference per Adj. Offense).

12. Federico Poser

ELON – Junior – C – 206 cm, 111 kg

L’anno scorso Elon, con un nuovo coach in panchina, sembrava condannata al classico anno di ricostruzione strapieno di sconfitte. Invece Mike Schrage ha sorpreso tutti e la sua cura ha avuto quasi del miracoloso: 13-21 in stagione, ma con un più che dignitoso 7-11 nella Colonial seguito da due upset rifilati al torneo di conference. C’è stato tantissimo small ball (con quintetti di sole guardie e ali) e sicuramente ce ne sarà ancora da quelle parti. E’ anche per questo che Poser è rimasto defilato per quasi tutta la stagione (13.4 minuti d’impiego), salvo emergere dal nulla proprio al torneo della CAA (11.7 punti in 19.7 minuti in quelle 3 gare). Insomma, lo abbiamo sempre visto fare il gregario ma, se vuole, in attacco può essere qualcosa di più d’un semplice centro diligente che non chiede palloni per sé e che li scarica fuori (passandola bene, per carità). In quelle tre gare ha mostrato una mobilità diversa dal solito, piedi assolutamente discreti, buone mani, uso sapiente del fisico, coordinazione e un pizzico di opportunismo a rimbalzo. Certo, nella pallacanestro di Schrage il lungo ha poca libertà ed è innanzitutto di supporto agli esterni, ma se Poser mantiene alta la propria fiducia, può avere un impatto ben diverso rispetto al passato. Insomma, qui nella Guida lo vedete penultimo (appunto per via degli assetti di Elon) ma potrebbe sorprendere quest’anno.

13. Matteo Picarelli

UMBC – Freshman – PG – 188 cm, 82 kg

Il #21 nel nostro ranking dei 2001 è una guardia che non offre grossi voli di fantasia in quanto a regia, ma capace di farsi apprezzare grazie a un jumper di valore dall’arco (innanzitutto da piazzato, ma ormai è cresciuto tanto dal palleggio e in uscita), abilità nel crearsi opportunità palla in mano e una certa affidabilità difensiva che non sembra limitarsi troppo alla semplice presa in consegna del diretto avversario. Fra i debuttanti azzurri di quest’anno, è l’unico a non avere esperienze pregresse di pallacanestro americana, un fattore che in genere incide in negativo alla voce “opportunità immediate” coi freshmen europei (specie se guardie). C’è poi da dire che la sua UMBC, una delle favorite nell’America East, ripropone un pacchetto esterni ormai collaudato e di qualità (il rientrante Darnell Rogers accanto a R.J. Eytle-Rock e L.J. Owens). Picarelli dovrebbe essere in grado di ritagliarsi qualche spazio ma, se la squadra stavolta sarà al completo, è difficile immaginare minutaggi ampi al primo anno (dalla panca, c’è anche un Keondre Kennedy che propone maggior esperienza, taglia e atletismo rispetto a lui). Salvo sorprese, il suo dovrebbe essere un percorso NCAA “classico”: un anno di apprendimento, poi uno da role player e infine, se tutto va bene, l’opportunità di essere protagonista nei due anni da upperclassman.